Francesco Rocca (CRI-IFRC) su Giornata della Memoria 2019

Abbiamo detto più volte che una “giornata” per la Memoria non basta. E forse, almeno sulla immane tragedia che hanno subìto gli ebrei europei nel corso della Seconda Guerra Mondiale, si può dire che la “memoria” non sia certo confinata alla sola giornata istituzionalizzata per legge.

Una immane catastrofe europea

Dinanzi a questa immane catastrofe la coscienza d’Europa, culla della democrazia, della filosofia, dell’etica, del concetto di libertà e di dignità umana così come tutti noi la comprendiamo, condividiamo e professiamo, ancora resta interdetta e basita (com’è possibile che una cosa del genere sia accaduta proprio qui?).

Cittadini privati della loro dignità umana

Ma questa incapacità di comprendere ha alimentato la letteratura, la filosofia e le arti europee e non solo, negli ultimi settant’anni. Tanto da far sentire ognuno di noi un “testimone oculare” delle sofferenze di questi cittadini europei, in tutto e per tutto uguali a noi, ma dall’oggi al domani privati per decreto della loro uguale dignità umana.

La storia si ripete

Ognuno di noi ha gridato, fosse anche nel proprio foro interiore, che cose del genere non sarebbero mai più dovute accadere. Ognuno di noi sa che, purtroppo, hanno continuato ad accadere e ancora accadono, senza interruzione, in ogni luogo della Terra. Certo, l’immensità dei numeri di questa specifica catastrofe che ha toccato tutta l’umanità, può portare alcuni a non percepire la gravità di altri assurdi massacri, altri genocidi che si compiono sotto i nostri occhi, costantemente. E invece, com’è vero che le due guerre mondiali non sono state, come prometteva la propaganda, “la guerra che avrebbe messo fine a tutte le guerre”, è altrettanto vero che la memoria di questo immane massacro, per quanto viva e presente, non ha consentito che non accadessero più altri stermini.

Non distogliamo lo sguardo da quanto accade oggi

Se vogliamo rendere onore alle vittime di questo orrore – e non solo per un giorno – dobbiamo tenere gli occhi aperti e non distogliere lo sguardo dinanzi all’orrore quotidiano che in molti casi, proprio per la sua costanza, non desta più sensazione. Pensiamo, per non andare troppo indietro nel tempo, a ciò che è accaduto in Rwanda. Non voltiamo la testa in questo giorno, né in tutti i giorni che verranno, dinanzi alle stragi meno conosciute. Non abituiamoci all’inevitabilità della sopraffazione e del terrore. Non accettiamo con l’assuefazione che l’umanità, di cui ognuno di noi fa parte, possa esser capace di tali mostruosità. Ricordiamo. Ricordiamo sempre. Ricordiamo tutto e ricordiamo tutti. Non distraiamoci, non consoliamoci con l’idea che ormai queste cose accadono in “altri mondi”, in luoghi e a persone che sembrano lontani da noi.

“Tutti fratelli” è il grido di Pace della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa

“Tutti fratelli”, è il grido di Pace della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Siamo tutti fratelli. Ogni vittima, ogni perseguitato, ogni persona che soffre è un nostro fratello o una nostra sorella. O un figlio, un genitore, una persona amata. Ogni torto inferto è un torto subìto da ognuno di noi. In ogni tempo, in ogni luogo. La nostra memoria è la memoria dell’Umanità. Ovunque, per sempre.