Emblema CRI x sito Rocca

Una delle tragedie-simbolo del mare fu quella delle due bambine siriane di 8 mesi e 5 anni, tra i cinque corpi recuperati nell’agosto del 2016, dopo che una piccola barca di legno si è capovolta a circa 22 miglia al largo delle coste libiche. Oggi come ieri dobbiamo mettere pressione sui nostri Governi perché agiscano rapidamente. Non c’è più tempo da perdere. Le persone stanno continuando a morire durante le traversate nel Mediterraneo e questo significa che le condoglianze ufficiali e le lacrime dei governi dopo ogni tragedia sono solamente ipocrite, false e inutili. La Comunità internazionale non ha aggredito le cause che portano ai flussi migratori, come le guerre e la fame.

I fatti

Troppe le tragedie nel Mediterraneo cui si assiste. Particolarmente toccante la storia delle due bambine siriane di 8 mesi e 5 anni, tra i cinque corpi recuperati nell’agosto del 2016, dopo che una piccola barca di legno si è capovolta a circa 22 miglia al largo delle coste libiche. Secondo i 21 sopravvissuti, soccorsi da Proactiva Open Arms ( https://www.proactivaopenarms.org/es ), a bordo viaggiavano 27 persone prima che l’imbarcazione si capovolgesse e ne lasciasse in mare 6. Il gruppo era composto da 8 famiglie siriane che viaggiavano insieme nel Mar Mediterraneo alla ricerca di pace e stabilità.

Intervento missione congiunta MOAS-CRI

L’equipaggio della Phoenix – una missione congiunta MOAS-Croce Rossa Italiana – che era sulla rotta per un altro salvataggio, si è imbattuto nei corpi dei deceduti in mare, recuperando successivamente i corpi di due donne, un uomo, e una neonata, mentre un peschereccio ha recuperato il corpo della bambina di cinque anni e lo ha consegnato all’equipaggio MOAS-CRI. La ricerca dell’ultimo corpo è andata avanti per tutta la giornata, purtroppo senza alcun risultato. Questo incidente, avvenuto a circa un anno dal tragico anniversario della morte di Aylan Kurdi (il bambino siriano morto sulla spiaggia turca), ci ricorda che sono centinaia i bambini che continuano a morire alle porte dell’Europa.

Soluzioni a lungo termine

Come operatori umanitari, stiamo continuando il nostro lavoro salvando le vite in mare, ma questo non è sufficiente. Dobbiamo mettere pressione sui nostri Governi perché agiscano rapidamente. Non c’è più tempo da perdere. Le persone stanno continuando a morire durante le traversate nel Mediterraneo e questo significa che le condoglianze ufficiali e le lacrime dei governi dopo ogni tragedia sono solamente ipocrite, false e inutili. La Comunità internazionale non ha aggredito le cause che portano ai flussi migratori, come le guerre e la fame. C’è un bisogno immediato di accesso umanitario in ogni parte del viaggio e di vie sicure e legali di arrivo per evitare altre tragedie.

Le perdite di bambini siriani

Dall’inizio del conflitto armato in Siria, nel 2011, è stimato che 50mila bambini hanno perso la vita. Secondo l’UNHCR (https://www.unhcr.it/), tra gennaio e giugno 2016, i bambini hanno rappresentato il 27% di tutti gli arrivi in Europa.