SOCIALE_19_09_2017_Francesco

‘Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna!’ (William Shakespeare). Ho deciso anche io di mettermi metaforicamente “in piedi” di fronte a tutte le Donne per denunciare il drammatico acuirsi di episodi di violenza, a livello di cronaca nazionale (anche di questi ultimi giorni a Roma, a Catania, a Bergamo) e mondiale.

Gli uomini in primis puntino il dito contro le violenze sulle donne

Sono un uomo e, come tale, per primo devo puntare il dito verso coloro del mio stesso sesso che, senza ritegno, prevaricano l’“altra metà”. Bisogna, infatti, sradicare nettamente qualunque forma di maschilismo e discriminazione. E’ il nostro primo dovere. Rappresento poi la Croce Rossa Italiana, un’Associazione che, primo tra i suoi princìpi, ha quello dell’Umanità, ossia si adopera per prevenire e lenire in ogni circostanza le sofferenze, far rispettare la persona umana e proteggerne la vita e la salute. Senza alcuna distinzione di genere.

I numeri a livello mondiale

Non entrerò nel racconto dei fatti di cronaca, né commenterò indagini ancora in corso su drammi che scaturiscono da realtà di vulnerabilità e grandi disagi. Ma questo non significa girare la testa dall’altra parte, il fenomeno merita una netta denuncia. Iniziamo con i drammatici numeri: le violenze psicologiche e fisiche coinvolgono più di un terzo di tutte le donne di tutto il mondo. E’ quanto emerge da un recente studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

“Una su tre”

Lo studio citato è il primo che contiene dati raccolti in modo sistematico da ogni parte del mondo sulle violenze subite dalle donne, sia da parenti e compagni di vita che da estranei. Il 35% delle donne nel mondo è destinato a violenze nell’arco della vita, il 30% di esse tra le mura domestiche. Per questo viene evidenziata la necessità che ogni settore della società si impegni per eliminare ogni forma di tolleranza verso questo “morbo” e per aiutare le donne che ne sono state vittime.

I numeri in Italia

Oltre cento donne in Italia ogni anno vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. E’ una vera e propria strage. E ai femminicidi si aggiungono poi violenze che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare tante altre vittime. Sono migliaia, infatti, le donne aggredite, picchiate, perseguitate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo gli ultimi dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso. Una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Sono 3 milioni e 466 mila le donne che nell’arco della propria vita hanno subito stalking, ovvero atti persecutori da parte di qualcuno. Di queste, 2 milioni e 151 mila sono le vittime di comportamenti persecutori dell’ex partner. Ma il 78% delle donne che ha subito stalking, quasi 8 su 10, non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto.

Ci vuole più assistenza e prevenzione – I Centri della Croce Rossa Italiana

La soluzione sembra essere una: bisogna migliorare le attività di prevenzione e fornire maggiore assistenza alle donne, soprattutto nel breve periodo. La Croce Rossa Italiana opera in questi casi con i suoi Centri Antiviolenza, ai quali qualunque donna può rivolgersi, rimanendo nel totale anonimato.

I dati della Federazione Internazionale (IFRC) – La discriminazione di genere nei disastri naturali. Un aspetto meno noto

Importanti anche i dati della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) contro la vulnerabilità di genere a livello internazionale, risultato di disuguaglianza e prevaricazione maschile che, di solito, aumenta durante i disastri naturali e i conflitti. Un aspetto decisamente poco trattato. Le donne e i bambini hanno una probabilità di 14 volte maggiore di morire nel corso di un disastro naturale o di una guerra. Ad esempio, durante il Ciclone 0B2 del 1991 in Bangladesh, si sono registrate 140.000 vittime. Il 90% di queste erano donne e ragazze. Durante lo Tsunami dell’Oceano Indiano del 2004 a Aceh, 80.000 vittime. Il 77% di queste di genere femminile. Ancora, durante il Cyclone Nargis del 2008 a Myanmar, 84.500 vittime. Il 61% di queste donne e ragazze. Infine, durante il terremoto del Nepal del 2015, 8.698 vittime. Il 55% di queste erano sempre donne e ragazze. Le disuguaglianze esistenti tra i sessi sono esacerbate durante le crisi. Tutte le organizzazioni e le persone coinvolte nella risposta umanitaria devono riflettere criticamente sul modo in cui il loro lavoro contribuisce attivamente a rafforzare la parità di genere e ad affrontare le orribili conseguenze della disuguaglianza.

Dobbiamo dire BASTA, ogni giorno!

Scriviamo fiumi di parole, tutte uguali. Lettere che ricalcano altre lettere. Un lessico che si fa retorica. E poi soffriamo, piangiamo e diciamo: “Mai più”. Ogni volta, la stessa cosa. E ogni volta accade di nuovo. Inondiamo i social network, ci infuriamo. Ci si può assuefare alla violenza sulle donne? A una ragazza sfigurata dall’acido, a una donna incendiata in un parcheggio, a una giovane presa a sassate e nascosta sotto un muretto? Forse sì, se non si fa niente di reale per contrastarla, questa violenza. Iniziamo noi uomini ad alzarci in piedi, puntare il dito contro i maschi violenti e dire “basta” ogni giorno!