VOLONTARIATO_EMERGENZE_16_10_2017_Francesco Rocca su attacco a volontari Somalia

Ancora operatori umanitari sotto attacco: quattro volontari della Mezzaluna Rossa somala sono tra le vittime delle due tremende esplosioni di ieri a Mogadiscio, nelle quali hanno perso la vita quasi duecento persone. Analogo il numero dei feriti. Ma la cifra finale dei volontari uccisi potrebbe anche aumentare, dal momento che mancano all’appello numerosi operatori della Consorella africana.

Solidarietà alla Mezzaluna Rossa somala

Sono addolorato, sempre più preoccupato e voglio esprimere, a nome della Croce Rossa italiana, la solidarietà alla Mezzaluna Rossa somala. Noi non siamo parte del conflitto, dobbiamo ribadirlo con forza e difendere le vite di coloro i quali operano in teatri di guerra a favore dei più vulnerabili.

La Risposta della Croce Rossa sul posto

Nonostante le perdite, la risposta sul posto è stata tempestiva ed efficace. Le prime squadre di azione della Mezzaluna Rossa somala, infatti, hanno immediatamente operato, fornendo un pronto soccorso e assicurando il trasferimento dei feriti agli ospedali vicini. Il Comitato Internazionale (ICRC) ha messo a disposizione il suo staff chirurgico a Mogadiscio per sostenere i servizi medici sovraccarichi. Allo stesso modo, sia l’ICRC che la Mezzaluna Rossa somala stanno sostenendo gli ospedali di Medina, di Keysaney e altri ancora, offrendo loro forniture mediche per soddisfare le necessità dei feriti.

Le conseguenze umanitarie del conflitto armato

Questo grave incidente è un forte richiamo alle conseguenze umanitarie del conflitto armato in Somalia. Migliaia di civili perdono la loro vita in questo Paese africano ogni anno.  Non dobbiamo dimenticarci che i civili sono protetti da leggi internazionali e ordinarie. Bisogna fare in modo che siano rispettate in ogni momento.

Gli appelli alla Comunità Internazionale

Sono anni che la Croce Rossa Italiana, insieme alla Federazione Internazionale (IFRC) e al Comitato Internazionale (ICRC), lancia appelli alla Comunità Internazionale affinché questo massacro venga interrotto. La campagna #NotATarget, ad esempio, ha avuto un importante riscontro internazionale. Ma non basta. Dobbiamo rendere giustizia a queste vittime, di cui si parla davvero troppo poco. Ecco perché nuovamente mi appello alla Comunità Internazionale, alle Autorità Governative e all’opinione pubblica. Non stracciamoci le vesti solo dopo un attentato in casa nostra. L’opera di sensibilizzazione deve essere fatta ad ogni livello e anche i nostri governi devono fare pressione per proteggere e rispettare gli operatori umanitari. Colpire chi porta soccorso significa colpire l’umanità e la speranza.