Francesco Rocca su nuove forme di schiavitù

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 62/122 del 17 dicembre 2007, ha dichiarato il 25 marzo la Giornata Internazionale di Commemorazione delle Vittime della Schiavitù e della Tratta Transatlantica degli Schiavi.

Le tante Giornate dedicate al tema

Ci sono talmente tante “giornate mondiali” che si rischia di fare confusione. Il 2 dicembre, ad esempio, si celebra la Giornata mondiale per l’abolizione della schiavitù, in ricordo della data di adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui (risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949). Il 16 aprile, si celebra la Giornata contro la schiavitù infantile e il 23 agosto si celebra la Giornata internazionale di commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione.

Le forme moderne di schiavitù

Al netto della validità di queste iniziative, le quali hanno almeno il merito di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale su un fenomeno scandaloso, il punto su cui riflettere oggi come ogni altro giorno dell’anno è che la schiavitù e la tratta degli esseri umani esistono ancora e che anzi hanno assunto degli aspetti sempre più perniciosi, si sono “modernizzate” e sfuggono abilmente alle normative, ai controlli e forse anche alla percezione pubblica.

Cosa ricordiamo il 25 marzo

Il 25 marzo si ricordano le vittime della “tratta transatlantica”, cioè quelle persone che, rapite in Africa e trascinate in ceppi nelle stive delle navi “negriere” fino al continente americano, spesso e per vari motivi finivano annegate in fondo all’oceano o morivano durante il viaggio. Oggi lo stesso accade a migliaia di persone nel Mediterraneo. Ed è tutto dire.

La piaga del lavoro minorile

Le altre giornate ci fanno pensare a fenomeni di sfruttamento e violenza lontani se non nel tempo almeno nello spazio. Ai bambini che nel Terzo e Quarto mondo lavorano come adulti ma con una paga inferiore per realizzare prodotti che arrivano sui nostri mercati, prodotti che noi paghiamo una cifra modica ma che sarebbe sufficiente ad assicurare mesi di sopravvivenza ad una famiglia in Africa, in Asia o in America Latina…Ma ad alimentare quelle schiavitù, così attuali, sono i nostri mercati e i nostri acquisti. Sono spesso società occidentali delocalizzate che sfruttano il lavoro minorile.

Il crimine del caporalato

Non c’è bisogno di andare così lontano, purtroppo. Migliaia di immigrati spesso irregolari lavorano senza alcuna garanzia e con paghe da fame nei territori agricoli della nostra nazione. Noi lo scopriamo quando incidenti mortali risvegliano l’attenzione delle autorità e dei media sul crimine del caporalato.

La “tratta” moderna

Un senso di frustrazione e di tristezza colpisce chi, per scelta di vita, si dedica quotidianamente al contrasto di questi fenomeni. Perché se un tempo gli schiavi venivano strappati a forza dalle loro case, trascinati in ceppi da un continente all’altro, tenuti prigionieri perché non potessero fuggire alla loro tragica condizione, oggi assistiamo all’offerta volontaria e di massa di persone che, da tutto il mondo, addirittura pagano con i risparmi di una vita per avere la possibilità di essere tratti in schiavitù, di essere vessati e violentati, comprati e rivenduti, privati della libertà e della dignità. I nuovi “negrieri” non devono nemmeno andarseli a cercare gli schiavi, gli si offrono volontari facendosi carico anche del costo del traffico. Si gettano nel tritacarne spinti solo da un sogno, dall’illusione di una vita migliore, che quasi sempre non ottengono, malgrado gli immensi sacrifici. Sono quasi trent’ anni che questa nuova tratta degli schiavi dilaga e né i governi nazionali, né quelli sovranazionali sembrano essere in grado di stroncarla. Si tratta di un mercato così ricco e appetitoso da aver cambiato il volto della criminalità organizzata internazionale, che ha abbandonato quote importanti di altri mortali traffici illeciti, come quello delle droghe, per rivolgersi a questa attività più comoda, meno rischiosa e più redditizia.

La battaglia alla schiavitù va combattuta ogni giorno

Come è possibile che le stesse grandi potenze che sono capaci di abbattere regimi illiberali in giro per il mondo e combattere reti terroristiche globali, non abbiano le risorse per impedire che milioni di esseri umani vengano ancora oggi tratti in schiavitù, seviziati, sfruttati e usati come oggetti? Resta un mistero senza risposta. A noi non resta che ripetere una considerazione che può forse suonare banale: ben vengano le giornate mondiali per ricordare, ma la battaglia alla schiavitù e al commercio di esseri umani va combattuta ogni giorno. Nessuna tregua o distrazione è accettabile.